Dieta su misura: quando per dimagrire servono i geni

dieta genetica

Cos’è la dieta genetica? Come lascia intendere il nome, si tratta di un regime alimentare determinato da un test genetico, ovvero l’analisi del DNA. Diffusa soprattutto negli States è arrivata in Italia nel 2013 ed è stata promossa da molti centri medici specializzati, l’unico punto a sfavore è il costo eccessivo, per 6 mesi di trattamento si parte da 800 euro e si arriva a 1400 euro all’anno. I risultati non sono solo visibili ma durano nel tempo perché il test genetico consente di conoscere il proprio metabolismo.

Il test si può svolgere senza andare in laboratorio in quanto è sufficiente inviare un campione della propria saliva acquistando un pratico kit per il prelievo che si deve spedire. Dopo qualche tempo l’utente riceve i risultati e la dieta personalizzata. Dimagrire però è una questione di geni e durante l’esame vengono analizzati quelli che concorrono al metabolismo dei grassi, degli zuccheri e altri che consentono di stabilire qual è lo sport più adatto. Purtroppo l’approccio non è veramente personalizzato perché i modelli di dieta sono standard e non ci sono dei medici che seguono i pazienti.

La dieta genetica è vista dagli scienziati come una delle tante variazioni della dieta nutrigenomica. Una delle critiche rivolte dagli scienziati riguarda il fatto che non si può manipolare il metabolismo per ottenere risultati migliori di quelli che si hanno seguendo una dieta corretta. Dimagrire non può essere una questione di geni, e questo in contrapposizione a quanto detto prima perché se pensiamo alla mutazione del gene FTO scopriamo che questo causa una variazione di peso di 3 kg rispetto ai soggetti che non riscontrano questo problema. Sono i comportamenti alimentari che influenzano l’ago sulla bilancia e non i geni.

dimagrire

Di diverso tipo è lo studio che ha scoperto come funziona l’interruttore che accende o spegne il senso di fame. La dieta genetica presenta molte contraddizioni e soprattutto, cari lettori di Passione Salute, non risolve uno dei problemi che affligge maggiormente la popolazione, ovvero l’obesità. In una piccola zona del nostro cervello, l’ipotalamo controlla i livelli si insulina, peptina e altri ormoni. Quando si verificano delle lesioni, i geni che operano in quest’area, tra cui il POMC (propiomelanocortina), non inviano i segnali di sazietà in maniera corretta. Lo studio ha evidenziato che i soggetti in cui è stato riscontrato tutto ciò erano portati a mangiare di più, ingrassando.

Prima di lasciarvi, soddisfiamo la vostra curiosità proponendovi il menù di esempio di dieta genetica. A colazione è prevista l’assunzione di una bevanda calda come il tè verde ricco di polifenoli che aumentano l’azione dell’enzima lipasi che stimola la produzione di calore necessaria per la demolizione dei grassi accumulati; a seguire un alimento ricco di fibre o una porzione di frutta fresca e ancora yogurt oppure latte. Lo spuntino di metà mattina può essere a base di frutta fresca o secca. Per quanto riguarda il pranzo è indicata una porzione di verdura cruda possibilmente amara che riempie lo stomaco e riduce l’appetito e a scelta tra un piatto glucidico (pasta, pane o cereali integrali) o proteico (legumi, carni bianche, pesce). Non saltate mai la merenda con frutta o centrifugato e infine la cena per cui si devono preferire i piatti proteici.

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Flavia

La salute non s’acquista coll’andar dal farmacista. [cit.]

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