Glifosato: l’erbicida che mette paura, facciamo un po’ di chiarezza

glifosato-birraIl glifosato è un potente erbicida che è stato messo sotto accusa perché potenzialmente dannoso per la nostra salute. Gli esperti non sono tutti d’accordo sulla sua pericolosità e alcuni istituti di ricerca sostengono che un essere umano per essere esposto ai rischi connessi dal pesticida, debba assumere almeno 1000 litri di birra al giorno. Perché proprio la birra? A quanto pare la bevanda che ci piace gustare ghiacciata in estate ne contiene in abbondanza, ma da quando è scoppiato lo scandalo però sono stati selezionati almeno 750 prodotti a cui prestare attenzione, come mais, soia e derivati.

Nelle ultime settimane la discussione sul glifosato ha riempito pagine di giornali e, come accade spesso nel caso degli “scandali” alimentari, la confusione è tanta, cercando su Google glifosato si finisce in un vicolo cieco, quindi abbiamo provato a fare il punto della situazione. L’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno”.

Se analizziamo la composizione chimica del glifosato, scopriamo che viene classificato come aminofosforico della glicina la cui formula bruta è C3H8NO5P. Questa molecola è stata scoperta negli anni ’50 anche se è stata utilizzata in agricoltura solo a partire dalla metà degli anni ’70 quando la Monsanto ha iniziato a produrlo e ne ha detenuto il brevetto sino al 2001, ma sono molte altre le aziende che lo utilizzano. Il glifosato impedisce o controlla lo sviluppo delle piante infestanti, ma il suo impiego era limitato ai bordi delle strade oppure alle superfici calpestabili dei parchi, poi è stato introdotto in agricoltura per rimuovere le erbe infestanti che impedivano alle coltivazioni principali di crescere e svilupparsi. Il prodotto era considerato meno tossico di altri, inoltre avendo una scarsa capacità di penetrare nel suolo stimata in 20 centimetri circa, non intacca la falda acquifera. Con ol glifosato il contadino ha semplificato il suo lavoro. Eppure quello studio pubblicato dall’IARC ha fatto scattare l’allarme perché il glifosato si trova nel gruppo 2A delle sostanze nocive. Per comprendere meglio questo punto, facciamo un piccolo approfondimento sulla classificazione, nel gruppo 1 sono collocate le sostanze cancerogene per l’uomo, il gruppo 2 invece si divide in gruppo 2A dove vi sono le sostanze probabilmente cancerogene e il gruppo 2B con quelle per cui vi è una possibilità di cancerogenicità. Ulteriori studi condotti sui livelli di esposizione hanno spiegato che i livelli di esposizione sono bassi ma il 31 dicembre 2015 è scaduta l’autorizzazione sull’utilizzo del glifosato in agricoltura e l’Unione Europea è chiamata a prendere una decisione, ha tempo sino a giugno.glifosato-pesticida

Ben 32 associazioni italiane hanno pubblicato un appello per mettere al bando il glifosato vietandone la commercializzazione e la produzione. Questa non è l’unica sostanza, grazie al lavoro di ricerca di molti scienziati sono state prodotte nuove sostanze considerate delle valide alternative biologiche e biodinamiche. Purtroppo il percorso è ancora lungo, perché a novembre dello scorso anno l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha preso una posizione ufficiale di cui l’UE non può non tenere conto. L’agenzia ha valutato molti studi oltre a quello dell’IARC e la valutazione finale è che non costituisce un pericolo per l’uomo definendo comunque dei nuovi livelli di esposizione massima non solo per gli utilizzatori, ma anche per i consumatori finali.

Noi di Passione Salute seguiremo la vicenda, non vogliamo creare falsi allarmismi, però tra una bella mela che viene da chissà dove, preferite quella del contadino che la vende al mercatino. Solo conoscendo la tracciabilità dei prodotti che consumiamo possiamo vivere meglio.

Flavia

La salute non s’acquista coll’andar dal farmacista. [cit.]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.